Percezione alterata della realtà

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La percezione più alterata della realtà è quella che percepisce un’unica realtà come esistente e considera tutte le altre possibili come semplici allucinazioni o visioni.

La realtà è molteplice, sfuggente. Ciò che percepiamo con i nostri limitati sensi fisici è pochissimo di ciò che realmente è.
Ciò che è dentro è più reale di ciò che è esterno o se non altro è altrettanto reale.

Non esiste un solo punto di vista da cui guardare le cose, ne esistono infiniti, ed ognuno di questi punti di vista può inquadrare una parte di verità.
L’unico modo per vederla nel suo complesso è abbracciare tutti i punti di vista in un vasto sguardo circolare sul mondo e su se stessi.

Se due idee sono in lotta, non serve arrabbiarsi. Occorre trovare la verità nascosta dietro ognuna di queste due idee e capire perchè, in parte, sono entrambe vere.

La verità esiste, c è. Alla maggior parte della gente semplicemente non gliene frega un cazzo.
Ad altri fregherebbe ma vedendo che con la mente non riescono ad afferrarla, hanno smesso di crederci.

Altri invece ci credono, ma sono troppo pigri per cercarla.

Infine vi sono quelli che ci credono, perchè l’hanno intravista, e fanno tutto per trovarla.

A tutti quanti, il mio sincero rispetto. Siamo tutti uomini, tutti nella stessa barca, tutti con scarse indicazioni, e in balia di forze invisibili e molto potenti.
Giochiamo. Danziamo. Viaggiamo.

La bontà

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Essere buoni non significa essere deboli.
Essere buoni non significa prendere scelte di comodo.
Essere buoni non significa soddisfare le aspettative altrui.

Essere buoni non significa sentirsi buoni.

Essere buoni non significa sentirsi in colpa.

Essere buoni non significa voler essere considerati buoni.

La “bontà” è una parola, i suoi significati sono molteplici e interpretabili.

Ma a mio parere dietro il velo delle parole si nasconde un concetto molto importante. Per secoli si è fatta confusione tra forza e malvagità. Tra potere e crudeltà. E tra debolezza e bontà.

E’ necessario capire che le cose non stanno così. Il potere, la forza, l’autostima, sono qualità positive. E sono la condizione necessaria per essere veramente “buoni”.

A mio parere, essere buoni significa, nel suo significato più profondo, fare ciò che si sente profondamente GIUSTO. Saperlo non è facile ma a volte lo si riesce a intuire. E quando lo si sa, possiamo scegliere. Possiamo compiere un’altra scelta..

O seguire quello che sappiamo essere il sentiero giusto.

Anche se farlo significa non essere capiti da nessuno.

Anche se farlo significa essere odiati dalle persone a te più care.
Anche se farlo significa rinunciare a tutti i vantaggi che fare la cosa SBAGLIATA ti assicurerebbe.

Per essere veramente “buoni” occorre essere molto forti.
Occorre avere la forza e il potere per poter scegliere se fare la cosa giusta o quella sbagliata.

Se essere stronzi o se essere buoni.
Occorre saper dire di no, saper resistere al peso delle opinioni altrui.

Essere buoni non significa sottomettersi alla volontà altrui.

Chi è buono solo perchè non ha la forza di deludere gli altri, non è buono.

E’ troppo debole per esserlo.

Un buon inizio di giornata

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Stavo osservando il lento movimento dell’acqua che scorreva dal mio rubinetto stamattina. Sentivo il dolce battere degli zoccoli della vicina risuonarmi nelle orecchie. Guardavo il wc con  la tavoletta ancora alzata, quando improvvisamente alzai lo sguardo verso lo specchio.

Un ragazzo con lo sguardo assonnato, con la barba un po disordinata, con un leggero sorriso senza sorriso mi stava fissando.  Continua a leggere »

Favola della buonanotte

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Lei era una ragazza normale. Lui era un principe. Le streghe volano la notte, e quella notte sagome di donne in volo si stagliavano contro la luna piena brillante di luce crepuscolare.

Il tempo scorre diversamente a seconda di chi lo percepisce, e per Lei quella notte il tempo scorreva molto lentamente. I pensieri la assediavano, piccole preoccupazioni che Le sembravano immense, mentre il mondo infinito in danza continuava a scorrere e scorrere attorno alla sua piccola cameretta.

Viveva in una casa di campagna con i suoi genitori, e aveva un fidanzato, che non l’amava quanto lei avrebbe voluto.

Se avesse potuto vedere oltre lo spazio e il tempo, avrebbe visto Lui indossare il Suo mantello stellato e mettersi in viaggio quella mattina.

Lui era un sognatore e viveva la vita come quello che era, un lampo di luce nell’eternità.

Partiva, quella mattina, perchè la città dove aveva vissuto negli ultimi anni lo aveva stancato. Partiva per l’ennesimo salto nel vuoto, perchè la vita scorre, e chi sta fermo, non vive.

Partiva perchè sentiva il sangue bollirgli nelle vene, e voleva gettarsi nel fiume lunare dell’esistenza senza voltarsi indietro.

Lei quella notte guardava distrattamente fuori dalla finestra, non vedeva la danza di spiriti in festa che popolavano la natura, ma li percepiva sottilmente, e si sentiva triste. Sentiva che c’era qualcosa di più ma non sapeva cosa.

Lui aveva percorso molti sentieri, in quella giornata, visto molte cose. Suo padre era un mago, e uno dei migliori della contea. Da lui aveva imparato qualche segreto. Aveva camminato quel giorno tra fate in volo e esseri oscuri che lo osservavano tra le fitte trame dei rami verdi.

Fu proprio un istante preciso.

Uno solo singolo istante, in cui il tempo e lo spazio di Lei coincisero perfettamente con il tempo e lo spazio di Lui.

Quell’attimo in cui Lui, dopo aver bussato in quella casa isolata in cerca di ospitalità, gettò lo sguardo in alto, verso la cima delle scale di legno di quella casa sconosciuta di campagna. Lei era li, accorsa curiosa di vedere chi fosse quell’ospite che aveva bussato inaspettato.

E fu un solo istante.

I loro sguardi si incrociarono, i Loro silenzi si unirono in una danza di energie. Fu allora che nacque la Loro favola.

Fu allora che nello spazio di un sorriso, un’intera vita si srotolò davanti al Loro presente.

In quell’istante fu deciso, là dove l’eterno osserva ridendo il gioco del tempo, che la Loro vita sarebbe stata una.

Il nome di Lei era Angela.

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